VACCINO AL PERSONALE SANITARIO: LETTERA ALLE ASL PER OPPORSI ALLA SPERIMENTAZIONE

NO ALLA SPERIMENTAZIONE VACCINO ANTI COVID

Diverse ASL e aziende ospedaliere hanno iniziato nel mese di dicembre 2020 ad inviare ai propri dipendenti ed a tutto il personale sanitario una lettera “informativa” sull’avvio della prossima campagna vaccinale sul sars-cov-2.

Le direzioni aziendali comunicano ai dipendenti la necessità di redigere un “elenco di operatori che desiderano vaccinarsi” nelle due dosi previste in distribuzione nelle prossime settimane, chiedendo ufficialmente di comunicare il proprio nome. Non sappiamo ancora se questa lettera sia una semplice richiesta di informazione distribuita ai dipendenti oppure, più probabilmente, se sia una forma di pressione della direzione aziendale sui professionisti che non hanno intenzione di aderire alla campagna vaccinale. 

In tal caso, la commissione legale R2020 ha elaborato una lettera, con la quale ogni dipendente può rispondere alla propria Direzione (personalizzandola come preferisce) per ribadire che:

  1. l’adesione alla campagna vaccinale sars-cov-2 è volontaria e NON obbligatoria.

È importante ricordare che, ad oggi, non esiste alcuna disposizione di legge che obblighi alla vaccinazione, sia essa antinfluenzale o per il covid, pertanto la scelta di aderire a qualsivoglia campagna di vaccinazione è esclusivamente frutto di scelte individuali, libera da imposizioni o da atti diversi dalle disposizioni di legge da parte di Enti o soggetti non legittimati. L’art. 32 della Costituzione, le leggi internazionali e, in particolare, la Convenzione di Oviedo affermano che “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”;

  1. per poter eventualmente partecipare in modo pienamente consapevole e responsabile, sono necessarie maggiori informazione da parte della ASL per garantire la piena sicurezza della pratica vaccinale covid-19

Alla luce delle recenti pubblicazioni della FDA americana, l’equivalente USA dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) europea, sul fascicolo consegnato dalla Pfizer per l’ottenimento dell’autorizzazione di urgenza, nonché le novità emerse in Gran Bretagna a seguito dell’avvio della campagna vaccinale, è  ormai chiaro che, in prima analisi, i dati in possesso delle Autorità sono di parte, in quanto fanno riferimento esclusivamente a quanto dichiarato dalla casa farmaceutica, e riguardano un periodo compreso tra il 29 aprile 2020, fino al 14 novembre 2020. Secondo il trial clinico, a cui questi risultati farebbero riferimento, la data di completamento primaria è stimata al 1° agosto 2021 mentre il termine è previsto al 29 gennaio 2023, quindi le valutazioni finora annotate dai ricercatori hanno preso in esame solo 8 mesi di 34 previsti e riguardano solamente circa 38.000 partecipanti (su 43.252) con follow-up mediano di 2 mesi. Pertanto sono dati molto preliminari e del tutto incompleti.

Leggendo il paragrafo relativo agli eventi avversi ed effetti collaterali pubblicati dalla FDA, si legge come le reazioni avverse sollecitate più comuni siano si quelle comuni come le reazioni al sito di iniezione (84,1%), affaticamento (62,9%), mal di testa (55,1%), dolore muscolare (38,3%), brividi (31,9%), dolore articolare (23,6%), febbre (14,2 %) e che le reazioni avverse gravi si sono verificate solo nel 4,6% dei partecipanti, e più frequenti dopo la dose 2 che dopo la dose 1, ma tra gli eventi avversi si è registrato uno squilibrio numerico di quattro casi di paralisi di Bell nel gruppo vaccino rispetto a nessun caso nel gruppo placebo, che data la fase preliminare, meritano un successivo approfondimento.

In UK, a seguito delle prime vaccinazioni, la MHRA, la corrispondente autorità britannica del farmaco, ha consigliato a chiunque abbia una storia di reazioni allergiche “significative” di non sottoporsi al vaccino, in quanto due membri del personale del NHS hanno subito una reazione anafilattoide.

A tutto ciò si aggiungono gli effetti collaterali dei vaccini di uso comune, quali cefalea, febbricole e artromilagie, oltre ad altri possibili rischi, ammessi dagli stessi governi che stanno spingendo per la sperimentazione, tra i quali quello italiano, per voce dello stesso Ministro Speranza che, rivolgendosi al Senato, il 2 dicembre 2020, ha affermato che AIFA raccoglierà tutti i dati della Farmacovigilanza elaborando studi indipendenti (tardivi!) e quello inglese che in ottobre, tramite l’MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) ha organizzato un TED per la ricerca urgente di uno strumento software di intelligenza artificiale (AI) per elaborare l’elevato volume previsto di reazioni avverse al farmaco (ADR) del vaccino Covid-19 e garantire che nessun dettaglio dal testo di reazione delle reazioni avverse venisse perso. Infatti il Regno Unito ha previsto di utilizzare l’IA per elaborare le reazioni avverse ai vaccini Covid

Di conseguenza, è “abbastanza” chiaro che al momento non esistono sufficienti prove scientifiche, se non di parte, per rendere sicura la somministrazione del farmaco.

Pertanto, con questa lettera, si chiedono maggiori informazioni in merito ai rischi a cui la nota fa riferimento, nell’attesa di poter leggere studi scientifici più accurati ed indipendenti in merito alle reazioni avverse di tale farmaco e si ricorda all’Asl di competenza che la mancata o incompleta informazione sul tema si lega inevitabilmente alla responsabilità civile e penale della stessa, come datore di lavoro, delle conseguenze della vaccinazione in ambito lavorativo rispetto a chi decide di aderire alla campagna in oggetto.

Fonte: R2020

 


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