Per chi non vede l’ora di fare o è obbligato a fare il TAMPONE

tampone pericoloso

Lesioni interne del naso possono favorire intrusione di batterio nel cervello, portando a una mortalità relativamente alta avendo influssi negativi anche sul sistema nervoso centrale, sul cervello sul midollo spinale.

Ricordo a tutti i lettori che l’articolo 32 della costituzione spiega benissimo che non si può obbligare nessuno ad un trattamento sanitario.

Le lesioni al rivestimento interno del naso possono aumentare il rischio di intrusione da parte dei batteri che poi possono finire nel cervello attraverso i nervi. È questo il risultato raggiunto da uno studio condotto dalla ricercatrice Heidi Walkden e dei suoi colleghi della Griffith University in collaborazione con la Queensland University of Technology di cui parla un comunicato stampa apparso sul sito della Griffith University (vedi il primo link più in basso).

Nello specifico i ricercatori hanno scoperto che le lesioni all’epitelio nasale, il rivestimento interno della cavità nasale, possono essere causa di un aumento di rischio di intrusione del batterio Burkholderia pseudomallei, un batterio che può arrivare ad introdursi anche del cervello.

Una volta introdottosi nel cervello, questo batterio provoca la melioidosi, una malattia che considerata endemica dell’Australia settentrionale e nel sud-est asiatico. È caratterizzata da una mortalità relativamente alta e può avere influssi negativi anche sul sistema nervoso centrale, sul cervello sul midollo spinale.
Già in precedenza gli scienziati avevano dimostrato che nel giro di ventiquattr’ore questo batterio può introdursi nel sistema nervoso centrale tramite i nervi periferici, i nervi che vanno dalla cavità nasale al cervello, bypassando la barriera emato-encefalica, come spiega la stessa Walkden.

In questo nuovo studio i ricercatori dimostrano che le lesioni del rivestimento nasale, lesioni che possono essere causate da forti raffreddori, allergie o da traumi, possono aumentare l’invasione del batterio tramite il nervo olfattivo che conduce dal naso al cervello.
Inizialmente questi batteri possono introdursi nel cervello in maniera inosservata ma possono poi causare gravi danni a lungo termine, potendo finanche contribuire all’avanzare dei disturbi neurodegenerativi come l’Alzheimer o il Parkinson, spiega la ricercatrice.

“Questa ricerca solleva la questione della frequenza con cui i nostri cervelli sono realmente esposti alle infezioni. Poiché i danni all’epitelio olfattivo sono comuni e il nervo olfattivo si rigenera normalmente rapidamente, tali lesioni di solito non vengono notate tranne quando le persone perdono drammaticamente il loro olfatto”, spiega ancora la Walkden.
I ricercatori hanno svolto esperimenti sui topi ma ritengono che, dato che gli esseri umani hanno nervi simili, anche questi ultimi possono essere infettati in maniera simile da questo batterio.

Approfondimenti

Fonte: notiziescientifiche.it