Istituto Superiore della Sanità dati fino al 7 Maggio, ma il TG continua a incutere tutt’ora terrore

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Testata giornalistica: Il Mattino

Covid-19, chi sono i morti in Italia: età, sesso e patologie. Il rapporto dell’Istituto superiore di sanità
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Venerdì 8 Maggio 2020 di Simone Pierini

L’Istituto superiore di sanità ha stilato un rapporto sui decessi legati all’emergenza Covid-19 analizzando i dati ricevuti fino al 7 maggio. L’analisi si basa su un campione di 27.955 pazienti deceduti e risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia. Oltre la metà dei morti sono in Lombardia (il 52,3% per l’esattezza), il 13,4% in Emilia Romagna, il 7,8% in Piemonte e il 5,7% in Veneto. Sono queste le regioni più colpite. Per le altre la percentuale è sotto al 4% con sette regioni addirittura sotto l’1%: parliamo di Sicilia, Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria, Umbria, Basilicata e Molise.

ETÀ MEDIA E SESSO
L’età media delle vittime rilevata dallo studio è di 80 anni e risulta di 20 anni superiore all’età media delle persone contagiate dal virus. Di questi il 39% sono donne mentre il restante 61% sono uomini. Le donne inoltre presentavano un’età superiore a quella degli uomini, 85 anni contro 79. Al 7 maggio sono 312 (l’1,1%) i pazienti deceduti di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 66 di questi avevano meno di 40 anni (42 uomini e 24 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 14 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono al momento disponibili informazioni cliniche, mentre gli altri 40 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 12 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

PATOLOGIE PREGRESSE
All’interno del rapporto è stato analizzato il quadro clinico delle cartelle di 2621 persone decedute. Quasi il 60% delle vittime presentavano tre o più patologie pregrsse, il 21,3% ne presentava due, il 15% ne presentava una e solo il 3% non presentava alcuna patologia. Il numero medio totale di malattie preesistenti è superiore a 3. Il 24% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi seguiva una terapia con ACEinibitori e il 17% una terapia con Sartani.

LE DIAGNOSI
«Sono morte per coronavirus?», è una delle domande più frequente posta dai cittadini che ha successivamente scatenato le teorie complottistiche che negavano l’impatto del virus sulla mortalità. Sempre seguendo il campione delle 2621 cartelle cliniche analizzate risulta che nel 92,5% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni come polmonite, insufficienza respiratoria o sintomi compatibili con Covid-19. Nel restante 7,5% dei casi la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione: in 20 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 74 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto, scompenso cardiaco, ictus), in 24 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 66 casi altre patologie. Tra le complicanze più diffuse c’è l’insufficienza respiratoria (il 97,0% dei casi), seguita dal danno renale acuto (22,6%), dalla sovrainfezione (12,4%) e dal danno miocardico acuto (10,8%).

I SINTOMI PRESENTATI
I sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2: febbre dispnea e tosse rappresentano i più comuni, meno frequenti sono diarrea e emottisi. Infine Il 5,8% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero.

LE TERAPIE UTILIZZATE E I TEMPI
La cura più utilizzata nei pazienti deceduti analizzati dalle cartelle cliniche è stata la terapia antibiotica (per l’85% dei casi), meno usata quella antivirale (57%), più raramente la terapia steroidea (37%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con l’inizio di una terapia empirica in pazienti che presentavano la polmonite, in attesa di una conferma dal laboratorio della positività al Covid-19. In 557 casi (21,6%) sono state utilizzate tutte e tre le terapie. Al 4,2% dei pazienti è stato invece somministrato Tocilizumab. L’Iss ha anche analizzato i diversi lassi di tempo passati in base all’inizio dei sintomi, al ricovero fino al decesso. Dall’insorgere dei primi sintomi al decessi mediamente sono passati dieci giorni, dai sintomi al ricovero in ospedale altri cinque giorni e dal ricovero alla morte ulteriori cinque giorni. Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 4 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (9 giorni contro 5 giorni).

Fonte: Il Mattino

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