Corona-virus, “Barche, orologi, case e gioielli con i soldi delle mascherine di ARCURI”, sequestro da 70 milioni a Roma

sequestro da 70 milioni di euro ad arcuri per le mascherine

Carissimi Lettori, difficilmente la nostra Redazione, composta essenzialmente da persone accomunate dalla stessa visione e appassionate di verità, ha preso posizione, esprimendo un parere riguardo le notizie proposte. Ma, questa volta, invece, il nostro Direttore Responsabile di OggiNotizie, Davide Boarin, ha voluto esprimere il suo pensiero in merito a questo specifico argomento, per confermare la propria posizione e quella del nostro portale.
“Salve, mi chiamo Davide Boarin e gestisco questo portale di notizie.
Nell’ultimo anno, da quando il mondo intero sta vivendo un periodo molto difficile, mi hanno proposto più volte, di sfruttare il mio portale per vendere mascherine e vi garantisco che se avessi accettato, sin dall’inizio di questo grande inganno, con molte probabilità mi sarei arricchito velocemente. Ma il sapere che avrei contribuito a danneggiare la salute di migliaia di persone, non mi ha fatto valutare neanche per un istante questa opportunità economica, basata dall’inganno e mossa soltanto da uno scopo di lucro. Quindi mi chiedo come queste persone (per meglio definirle “forze del male“) possano dormire sonni tranquilli e mi chiedo anche come i loro parenti, mogli e figli in primis, riescano ancora a guardarli in faccia, pur sapendo che milioni di persone ci rimetteranno la salute e in alcuni casi anche la vita, a causa delle loro decisioni e, soprattutto, per avidità di denaro.

Mascherine, tamponi, vaccini, gel per le mani, guanti, banchi a rotelle, monopattini, etc. etc. Nessuna di queste iniziative è stata fatta senza averne un tornaconto. Sono più che convinto che sono state intraprese esclusivamente a scopo di lucro.
Non è difficile capirlo, non bisogna neanche essere avvocati, poliziotti o scienziati per capire cosa c’è realmente dietro a tutto questo.

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SEGUI I SOLDI!!!

Grazie dell’attenzione
Davide Boarin


Art. di huffingtonpost.it
Beni di lusso, conti correnti, quote societarie, per un valore totale di 70 milioni di euro. Erano, secondo l’accusa, il frutto di guadagni illeciti ottenuti grazie all’attività di mediazione per l’acquisto delle mascherine dalla Cina, durante la prima ondata di coronavirus. La Guardia di Finanza ha eseguito sequestri tra Roma e Milano, nell’ambito dell’inchiesta sull’affidamento, del valore complessivo di 1,25 miliardi di euro, effettuato dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, a favore di 3 consorzi cinesi per l’acquisito di oltre 800 milioni di mascherine di varie tipologia, effettuate con l’intermediazione – non contrattualizzata dalla Struttura – di alcune imprese italiane. 

Otto gli indagati dalla procura di Roma: sono l’imprenditore Andrea Vincenzo Tommasi, a capo di una della società coinvolte nell’indagine, il giornalista, ora in aspettativa, Mario Benotti, Antonella Appulo, Daniela Guarnieri, Jorge Edisson Solis San Andrea, Daniele Guidi, Georges Fares Khozouzam e Dayanna Andreina Solis Cedeno. Nel procedimento sono coinvolte quattro società: la Sunsky srl, Partecipazioni Spa, Microproducts It Srl e Guernica Srl.

Le accuse ipotizzate dalla procura sono, a vario titolo, ricettazione, riciclaggio, traffico di influenze illecite in concorso e aggravato dal reato transnazionale, illeciti amministrativi in materia di responsabilità amministrativa degli enti.

Dalle indagini è emerso che le imprese italiane che hanno fatto da intermediari avrebbero percepito commissioni per decine di milioni, non erogate però dalla struttura del Commissario.

L’indagato: “Speriamo in un lockdown a novembre”

Uno degli indagati, secondo la procura, sperava in una forte nuova ondata di Covid per incrementare gli affari: “Singolare, quanto raccapricciante – si legge nel decreto di sequestro – l’aspettativa dell’indagato Jorge Solis che a novembre ‘esploda’, cioè ci sia un lockdown nazionale perché da questo si attende lucrosi affari”.

Secondo quanto ricostruito nel documento del pubblico ministero, “gli affaristi cercano mediatori che abbiano credito da spendere verso il commissario Arcuri, quale modalità per entrare in affari con il governo italiano”.

Lo schema ipotizzato nel decreto di sequestro è questo: Jorge Solis “possiede necessari contatti in Cina, Tommasi e Guidi hanno struttura economica e capacità di organizzare il trasporto”. Nel documento si legge ancora: “Risalta la comune convinzione che soltanto una personale entratura verso il commissario straordinario possa consentire queste mediazioni a preferenza di ogni altro possibile interessato”. I rapporti con la struttura commissariale ci sono, ma si fermano a inizio maggio. Gli indagati avrebbero continuato a cercare Arcuri, ma senza successo.

E proprio dalla struttura commissariale fanno sapere: “Dalle ultime risultanze investigative che hanno determinato oggi il sequestro dei beni degli indagati nella cosiddetta “inchiesta delle mascherine” risulta evidente che la struttura commissariale e il commissario Arcuri (estranei alle indagini) sono stati oggetto di illecite strumentalizzazioni da parte degli indagati affinché questi ultimi ottenessero compensi non dovuti dalle aziende produttrici. La struttura commissariale e il Commissario continueranno a fornire la più ampia collaborazione agli investigatori. Nella loro veste di parti offese hanno già richiesto ai loro legali di valutare la costituzione di parte civile in giudizio per ottenere il risarcimento del danno”.

I pm: “Tra Arcuri e Benotti 1280 contatti in cinque mesi. Interrotti a maggio”

I contatti tra Arcuri e uno degli indagati ci sono stati tra gennaio e inizio maggio. 1280, per la precisione, che diventano – stando alle indagini – a cadenza giornaliera tra febbraio e aprile. Dal 7 maggio si interrompono: “Circostanza confermata – si legge ancora nel provvedimento – dal servizio di intercettazione telefonica avviato il 30 settembre 2020, che non ha captato alcuna comunicazione tra le due utenze, ciò benché tanto la cordata Benotti/Tommasi, quanto Jorge Solis abbiano insistentemente ricercato il rapporto con Arcuri, avendo intenzione di proporgli nuovi affari (dai tamponi rapidi, ai guanti chirurgici, a nuove forniture di mascherine)”. Per i magistrati della procura di Roma ”è significativa la conversazione del 20 ottobre 2020, ore 8.15,
che, sul tema Benotti tiene con Daniela Guarnieri, cui confida la sua frustrazione per essersi Arcuri sottratto all’interlocuzione e il timore che ciò potesse ritenersi sintomatico di una notizia riservata su qualcosa che ‘ci sta per arrivare addosso’”. 

Stando alle indagini fatte dai magistrati di piazzale Clodio, “il primo contratto di fornitura è stato stipulato il 25 marzo, quando la struttura commissariale ancora non esisteva, almeno ufficialmente; ed è sottoscritto dal fornitore cinese il 26 marzo”. Per chi indaga ci sono “alcuni evidenti difetti di conseguenzialità cronologica”. Una situazione che dà “l’idea della informalità con la quale si è proceduto rispetto ad accordi che devono essere intercorsi tra le parti in gioco, prima del 10 marzo e dunque ben prima del lockdown nazionale, dichiarato il 9 marzo”.

In quel momento, continuano i pm, “nessuna norma consentiva ancora deroghe al codice dei contratti, poichè tale liberatoria sarebbe stata prevista soltanto con il decreto Cura Italia. Allo stesso tempo – scrivono i pm nel decreto di sequestro – evidentemente, vi era già un concerto sui passi legislativi e amministrative da compiere e i ‘facilitatori’ stavano tessendo le relazioni che avrebbero loro consentito i suddetti lauti guadagni”.

Fonte: huffingtonpost.it


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