A “Non è l’arena” Zangrillo spiega come vengono diffusi i dati

ZANGRILLO SPIEGA COME VENGONO DIFFUSI I DATI

Si comincia a vedere in qualche trasmissione televisiva la verità, questo perchè le TV nazionali ora cominciano a tremare, sempre più persone hanno cominciato a non credere più alle false notizie dettate da chi dall’alto manipola l’informazione, quindi le tv nazionali si vedono costrette, “loro mal grado” se vogliono continuare ad esistere, a dare anche le informazioni celate e nascoste dal governo.


Secolo d’Italia

Zangrillo, nuovo affondo: «Il coronavirus non ci fa più paura, sappiamo come combatterlo»

«Probabilmente c’è stata una prima fase in cui i decessi erano sottostimati. Adesso siamo in una fase in cui forse sono sovrastimati». Così Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, a “Non è l’arena”. «Ora questa malattia dal punto di vista clinico non ci fa più paura. E non ci farà più paura soprattutto».

Zangrillo spiega come vengono diffusi i dati
«Io oggi leggo ancora 44 morti in Italia», continua Zangrillo. «Quando una persona entra in ospedale con un infarto del miocardio, si fa un test per capire se sia o meno positivo al Covid. Ma nel frattempo la situazione clinica precipita, entra in sala chirurgica ma non ce la fa. Purtroppo dopo due giorni muore. Questa persona viene comunicata alla Protezione civile come caso Covid. Questa persona aveva il Covid ma è morta di tutt’altro».

«Non voglio minimizzare, questo dev’essere chiaro»
«Con questo io non voglio minimizzare, il virus esiste ma è a livello subclinico«, aggiunge Zangrillo. «Gli italiani devono essere inoltre fiduciosi perché non siamo stati con le mani in mano. Noi ora sappiamo come curare più tempestivamente e meglio i malati. Quindi non è giusto dire loro attenzione, arriverà la seconda ondata, si salvi chi può».

Zangrillo: adesso sappiamo molto di più
«Primo», spiega Zangrillo, «perché bisogna vedere se arriva. Secondo, perché li sappiamo curare i malati. Terzo, perché c’è una collaborazione in atto tra gli istituti ospedalieri, il territorio e le istituzioni regionali che sono in grado di fronteggiare il problema. Quarto, perché sappiamo molto di più su questo virus».

Tarro e il “virus della paura”
“Covid, il virus della paura”. Esce il libro in cui Giulio Tarro fa un’analisi dell’emergenza e della società, dei divieti e dei vaccini obbligatori che si prospettano. La tesi del medico e ricercatore è che in Italia si sia erroneamente calcolata la letalità del virus. Questo, a causa di valutazioni sbagliate. Tarro fa anche luce sui possibili scenari futuri.

Fonte: Secolo d’Italia

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