Le persone cominciano a soffrire di IPERCAPNIA, il Conte risponderà anche di questo?

USO PROLUNGATO CON MASCHERINA CAUSA LA IPERCAPNIA

L’uso prolungato della mascherina porta a respirare lo scarto dei polmoni “l’anidride carbonica” in termine medico si chiama IPERCAPNIA

I sintomi e segni di epercapnia comprendono l’arrossamento della pelle, frequenza cardiaca elevata, dispnea, extrasistole, spasmi muscolari, riduzione dell’attività celebrale, aumento della pressione sanguigna, aumento del flusso ematico celebrale. Possono presentarsi anche mal di testa, stato confusionale e letargi. L’ipercapnia può indurre un aumento della gittata cardiaca, un aumento della pressione arteriosa ed una propensione verso le aritmie. In caso di grave ipercapnia (dovuta per esempio a respirazione in aria con pressione parziale di CO2 superiore a 10 kPa o 75 mmHg), la sintomatologia progredisce verso il disorientamento, il panico, l’iperventilazione, le convulsioni, la perdita di coscienza, e può portare fino alla morte.

Da Wikipedia
L’ insufficienza respiratoria è l’incapacità del sistema respiratorio (e non del solo polmone) di assicurare un adeguato scambio gassoso, sotto sforzo o a riposo. È una sindrome caratterizzata dalla caduta dei livelli di ossigeno nel sangue arterioso (ipossiemia), che può associarsi o meno a un aumento dei valori di anidride carbonica (ipercapnia). Il livello di PaO2 (pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso) sotto il quale si parla di insufficienza respiratoria è 60 mmHg.

Questo limite è stato scelto perché è strettamente legato al punto critico sulla curva di dissociazione dell’emoglobina, sotto il quale la curva diventa più ripida e bastano piccoli cambiamenti di PaO2 per far variare grandemente il contenuto di ossigeno nel sangue. Allo stesso modo, per convenzione, è stato scelto per l’ipercapnia il limite di 45 mmHg di PaCO2

Trattandosi di una condizione clinica che compare in corso di diverse malattie, non viene considerata una patologia a sé stante, ma una sindrome

PROBLEMI DI MAL DI SCHIENA ?

Anidride carbonica nel sangue

Circa il 7% dell’anidride carbonica presente in circolo si trova disciolta nel sangue venoso; il rimenente 93% diffonde nei globuli rossi; in questa sede il 70% è convertito in ione bicarbonato ed il restante 23% si lega all’emoglobina.

La CO2 è un prodotto di scarto ed un suo eccesso in circolo abbassa il pH del sanguein misura sensibile, provocando un disturbo noto come acidosi. Valori estremamente alti di CO2 nel sangue interferiscono con i legami idrogeno delle molecole e possono denaturare le proteine.

A livello pomonare, l’anidride carbonica viene allontanata dal sangue, poiché la PCO2dell’aria atmosferica è assai inferiore a quella venosa, per cui si assiste a un passaggio del gas dal punto a maggior concentrazione (sangue venoso) al compartimento più povero di CO2 (l’aria ambientale presente negli alveoli polmonari).

Conseguenze dell’Ipercapnia

Quando la concentrazione di anidride carbonica aumenta oltre la soglia di normalità, il soggetto entra in iperventilazione, quindi respira in modo più profondo e frequente, avvertendo la cosiddetta dispnea o fame d’aria.

Questi sintomi divengono particolarmente evidenti, e condotti sino all’esasperazione, quando la PCO2 raggiunge livelli prossimi a 60-75 mmHg; superata questa soglia, oltre a ventilare con la massima frequenza e profondità possibile, il soggetto colpito da ipercapnia diviene letargico, confuso e in alcuni casi semicomatoso.

L’anestesia ed il decesso sopraggiungono quando la PCO2 raggiunge valori compresi tra 120 e 150 mmmHg.

In simili condizioni, l’anidride carbonica esplica un’azione depressiva sulla respirazione, attivando così un circolo vizioso che alimenta l’accumulo di anidride carbonica, portando ad un ulteriore depressione respiratoria, quindi ad un aumentato accumulo di anidride carbonica, e così via. Questo ciclo si ripete sino a culminare rapidamente nella morte del soggetto per insufficienza respiratoria.

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