Istituto Superiore di Sanità – La maggior parte delle persone infette da coronavirus comuni guarisce spontaneamente

costituzione repubblica italiana

«La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino»: articolo 54 della Costituzione Repubblicana Italiana.
«Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi»:
Sandro Pertini, messaggio di fine anno agli Italiani (1979).

«La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo».
(Gandhi)

Abbiamo ritenuto importante mettervi a conoscenza di alcuni aspetti importanti sull’argomento coronavirus

di Gianni Lannes
In uno Stato di diritto la libertà non può essere abolita da un colpo di Stato, tantomeno cartaceo, mediante una serie maldestra di sgangherati decreti, uno più incostituzionale (fuorilegge) e inconsistente dell’altro. «La maggior parte delle persone infette da coronavirus comuni guarisce spontaneamente» certifica l’Istituto Superiore di Sanità. Ma allora perché il governo e gran parte dei medici terrorizzano l’opinione pubblica, se ancora alla fine di febbraio il presidente del consiglio pro tempore, Giuseppe Conte, ha detto e ribadito in piu d’una conferenza stampa che “non c’è alcun pericolo e l’Italia è un paese sicuro”? Ma quale rischio mortale? Piuttosto, la reclusione, nociva soprattutto per i bambini a cui è stato impedito addirittura di giocare all’aria aperta sotto la luce del sole (misura coercitiva ormai estesa a tutti indistintamente, mediante l’ordinanza ministeriale del 20 marzo 2020), previa chiusura ingiustificata delle scuole, non può essere prorogata ad oltranza dal governo del Conte bis. Dal 24 marzo prossimo, secondo la scienza e la giurisprudenza (mondiale), termina la quarantena imposta dall’ineletto con il dpcm del 9 marzo scorso. Lo scopo di contrastare e contenere – solo in teoria – il diffondersi del virus, non può essere utilizzato per reprimere in alcun modo la libertà. Dignità nazionale: non siamo sudditi che prendono ordini. L’Italia non è la Cina. Alla legge ingiusta si risponde con la disobbedienza civile, pacifica e nonviolenta.

Il copione dispiegato sotto i nostri occhi adesso era già prestabilito? Il 31 gennaio 2020 il consiglio dei ministri ha dichiarato lo «stato di emergenza per la durata di 6 mesi», in conseguenza del rischio sanitario connesso all’infezione coronavirus. Ma già il 25 gennaio, 5 giorni prima dell’OMS, con un’ordinanza il ministro della Salute Speranza (nomen omen), attesta: «Preso atto della recente insorgenza di un’epidemia determinata da un nuovo Coronavirus e della notifica all’Organizzazione mondiale della sanita’ di casi all’interno di alcuni Paesi; Considerato che le conoscenze sinora acquisite su tale forma morbosa indicano, comunque, l’esistenza della trasmissione interumana dell’infezione…». Provvedimenti concretamente adottati per salvaguardare rischi e pericoli della popolazione italiana? Non è dato sapere, nonostante la sbandierata trasparenza a chiacchiere morte. Peraltro, il primo ministro Conte, nelle conferenze stampa del 22, 25 e 29 febbraio, ha escluso categoricamente qualsiasi rischio e pericolo in Italia. Tant’è che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha seguitato a tenere incontri pubblici nel belpaese, incontrando tantissime persone fino al 6 marzo 2020, incluso il presidente della Microsoft (28 febbraio), ed inaugurando mostre (Raffaello: 3 marzo). Delle due l’una, a rigor di logica? O l’esecutivo del Conte bis ha mentito alla popolazione italiana, oppure ha messo a repentaglio l’incolumità del capo dello Stato e degli italiani. In ogni, caso si tratta di una gravissima irresponsabilità istituzionale.

L’Italia nel 2020? Una prigione grulpiddina dove far valere la disobbedienza civile. Due morti a causa del coronavirus ultimo arrivato. Risultato? Più o meno 60 milioni di carcerati. Una manovra per manipolare la vita civile e terrorizzare la società. «Morto ventunenne di coronavirus. Aveva la leucemia. Morto da coronavirus, era in ospedale per un devastante infarto». È lecito terrorizzare gli italiani con le menzogne ripetute a raffica da autorità e istituzioni? Ci sono le bugie politiche, le grandi bugie governative e le statistiche di Stato. All’università, il mio professore di statistica, quando ero un giovane studente, introduceva il corso con questa frase: «Se li torturi sufficientemente a lungo, i numeri ti diranno quello che vuoi».

Il periodo di incubazione del nuovo coronavirus è stato stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al massimo in 14 giorni. «Ogni cittadino può circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche», stabilisce l’articolo 16 della Costituzione repubblicana italiana.

Tutti i provvedimenti adottati mediante i decreti del presidente del consiglio Conte e i decreti legge emanati dall’inquilino del Quirinale, nonché le ordinanze del ministro della Salute, al secolo Speranza e le direttive del ministro dell’Interno, tale Lamorgese, incluse le circolari del Viminale a firma del dirigente Piantadosi vantano una netta impronta politica, ma fatto ancor più grave, costituiscono una limitazione delle libertà fondamentali stabilite dalla Costituzione repubblicana italiana. Essa prevede, appunto (articolo 16) che per ordine pubblico o tutela della salute si possa sospendere temporaneamente la libera circolazione delle persone. Solo che questa norma era stata ideata dai nostri padri costituenti per situazioni limitate, ovvero, circoscritte geograficamente, non di certo per l’intera Italia.

Invece, su consiglio dei soliti esperti, la restrizione delle libertà è stata applicata, anzi imposta su scala nazionale, in base al modello dittatoriale targato Pechino. Non a caso, le recenti restrizioni contiane che non hanno precedenti di sorta nella storia repubblicana nostrana, spingono al limite estremo il potere dello Stato sui cittadini. Chi ha ispirato l’abolizione della libertà per 60 milioni di italiani? Forse un certo Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza? Ecco cosa ha dichiarato al settimanale L’espresso (1 marzo 2020) l’ex presidente dell’ISS:

«L’emergenza avrà dimensioni mondiali. La Cina ha messo in campo un’organizzazione mostruosa per contenere il contagio ed è riuscita a farlo perché il loro è un paese basato su regime autoritario, in grado di bloccare 60 milioni di persone, con la possibilità di arrestare coloro che violavano e norme straordinarie di controllo, prevenzione e quarantena. Noi dobbiamo riuscire a fare una cosa molto simile, contenendo la libertà di movimento delle persone…».

Detto e fatto. Alla stregua di un sistema totalitario, ora in Italia l’individuo (lobotomizzato) non vale nulla rispetto al potere costituito delle autorità. La libera circolazione, come i diritti di espressione e organizzazione sono connaturati a una società democratica. In condizioni particolari, o meglio eccezionali, alcune libertà possono essere limitate o coartate per un bene superiore, comunque il dissenso critico non può essere vietato o criminalizzato. In ogni caso, questa situazione deve necessariamente essere limitata nel tempo e non prorogabile, qualunque cosa accada, in quanto intacca i diritti inalienabili di ogni persona. Il coprifuoco imposto attualmente va posto tra parentesi come evento irripetibile, proprio per evitare che si radichi nei politicanti italidioti, l’idea di uno Stato che possa limitare la vita democratica per “interessi generali”, anche a causa della patologica debolezza della culturale liberale nel belpaese, ormai privo di anticorpi culturali.

In punta di diritto costituzionale, internazionale ed universale, la segregazione forzata della popolazione italiana – imposta dal governo grulpiddino di Giuseppe Conte – termina alla mezzanotte del prossimo 24 marzo 2020. Il trattamento sanitario obbligatorio di massa non può essere replicato, o peggio, prorogato, poiché privo di un sostegno scientifico, vale a dire, di prove indubbie relative alla letalità del nuovo coronavirus. Peraltro, i rapporti scientifici bisettimanali dell’Istituto Superiore di Sanità, attestano inequivocabilmente che i pazienti, prevalentemente anziani, sono deceduti a causa di patologie pregresse e non per via del covid-19. Dunque, viene meno l’unica giustificazione, anche per i decreti legge. In Italia non esiste una specifica normazione, tuttavia la Costituzione offre all’articolo 77 la possibilità al governo di emanare dei provvedimenti che abbiano natura speciale, poiché emanati in contesti di casi straordinari di necessità ed urgenza. Lo stesso dispositivo sancisce come i decreti abbiano una natura temporale determinata, inoltre i decreti legge devono essere finalizzati all’emanazione di norme che non richiedano ulteriore attività legislativa e porre in essere atti conseguenti a mettere fine le cause che hanno dato vita allo stesso decreto-legge. Dunque, il governo ha la possibilità di comprimere i diritti delle persone, ma solo in un tempo determinato e soprattutto motivazioni oggettive. Tuttavia non solo il governo ha la possibilità di sospendere o limitare i movimenti delle persone poiché la legge 833 del 1978 offre tale possibilità tramite le ordinanze anche al ministro della salute, ai prefetti ed ai sindaci, cosicché essi possano adottare le misure più idonee per contrastare il problema che ha fatto nascere l’ordinanza. Una terza possibilità è in forma mista ovvero l’utilizzo del decreto legge seguito dalle ordinanze.

Vietato uscire di casa, vietato viaggiare, vietato abbracciare i propri cari, vietato amare il prossimo. A breve sarà vietato anche pensare? La tecnocrazia scalza la democrazia (incompiuta). Degli arresti domiciliari o se si preferisce, della collocazione al domicilio coatto con obbligo di firma per tutti gli italiani, su cui pende addirittura la spada di Damocle del reato penale, in ragione di ogni violazione all’ordine impartito dall’ineletto Conte bis. Insomma, un trattamento sanitario obbligatorio di massa. Una mostruosità giuridica che assomiglia tanto ad un esperimento di ingegneria sociale, una classica finestra di Overton per abituare le masse a cambiamenti impensabili ed umanamente inaccettabili.

È importante evidenziare come il termine quarantena venga utilizzato per gli individui alla lettera h del decreto, mentre più in generale per le comunità ci si ispira all’isolamento. Tuttavia non esistono provvedimenti similari con le precedenti pandemie. In conclusione, l’ordinamento italiano non ha una normativa apposita per la tematica del contenimento e per la quarantena, bensì agisce in via straordinaria attraverso atti legislativi aventi caratteri speciali, oppure atti puramente amministrativi la cui violazione configura il reato ex 650 codice penale italiano.

Nel diritto internazionale la quarantena è disciplinata dall’International Health Regulations del 2005. Nell’atto l’idea di quarantena è sintetizzata come la restrizione di attività o separazione dagli altri delle persone con i loro bagagli od altro al fine di prevenire una possibile propagazione infettiva oppure una contaminazione, ma non sulla scala di un’intera nazione. È interessante notare come la stessa carta differisce il concetto di quarantena da quello di isolamento. In tal senso, la carta indica come l’ isolamento sia utilizzato nei casi di un malato od un contaminato mentre il termine quarantena trovi un utilizzo per i soggetti asintomatici. L’idea di quarantena sposata dall’WHO è tipicamente la differenza tra chi manifesta i sintomi e chi invece i cui sintomi sono ancora latenti.
La quarantena non è stata scevra da critiche. Il 28 Gennaio 2020 sul giornale francese Le Point, Patrick Zylberman, storico della salute e professore emerito presso la scuola di studi avanzati in sanità pubblica, ha commentato l’uso della quarantena. Può, ad esempio, ritardare e ridurre l’altezza del picco di contaminazione, riducendo così la mortalità. Ma non dobbiamo mitizzare la quarantena, pensare che sia l’arma assoluta con poteri magici. La tesi del professore poggia sull’inutilità dimostrata nei casi di Ebola in Liberia. Il tema dell’utilità è difficilmente quantificabile su ampie zone, poiché dipende dalla grandezza dell’epidemia e dal grado di infettività del virus. Ad esempio nel caso italiano ben poco è servito porre in quarantena alcune zone del Veneto poiché molti asintomatici erano già nel territorio italiano. Un altro esempio di come la quarantena sia fallibile è dato dai casi confermati dall’OMS, circa il Covid-19, si è notato come il picco di casi nella città di Wuhan, principale focolaio del virus ,sia stato il 5 febbraio 2020 mentre la quarantena era iniziata 23 Gennaio 2020. Dunque l’arma della quarantena ha una sua posizione temporale precisa al fine di massimizzare gli effetti. Ulteriore critica è posta verso la possibilità dei contagiati di infettare i sani.

L’ultima problematica della quarantena su ampie zone riguarda il tempo della quarantena. Infatti quest’ultimo ha un effetto degradante sia sui soggetti che sul sistema economico. Il professore Rothstein nello studio From SARS to Ebola: Legal and Ethical Considerations for Modern Quarantine, parte dall’assunto della problematicità della quantificazione temporale della quarantena poiché essa è variabile. Dunque il professor Rothstein sancisce alcuni criteri al fine di “eticizzare” la quarantena e rendere meno gravoso il peso sul malato.

Il primo criterio è la necessità. Il criterio vuole indicare che la quarantena debba essere attuata solo di fronte ad una seria minaccia per l’interesse generale, quest’ultimo deve essere sorretto da dati scientifici. Il secondo criterio è la proporzionalità. Esso significa che lo stato deve limitare la quarantena ad un tempo ragionevole. Un esempio è la quarantena preventiva che viene disposta al fine di proteggere le persone sane dagli infetti asintomatici per un periodo che la scienza ha quantificato per la manifestazione dei sintomi. Tuttavia tale pratica non può essere esercitata in maniera matematica, poiché il tempo in cui i soggetti sono stati infettati possono variare, tuttavia un termine è doveroso per non reprimere in maniera eccessiva la libertà delle persone. Il terzo criterio è il supporto umano Il termine supporto è inteso da Rothstein come un supporto dato dalle persone sane agli infetti garantendo il mantenimento dello stile di vita. Di conseguenza il rispetto di tale criterio presuppone un apparato logistico che assolva alle esigenze delle persone in quarantena. Infine, il quarto ed ultimo criterio è la giustificazione pubblica. Il concetto di giustificazione è ricondotto alla giustizia, quest’ultima intesa come trasparenza ed equità.

Tutti i decreti peraltro incostituzionali, del Conte bis che ha sancito un autentico “colpo di Stato” (incruento) si basano su un’emergenza sanitaria tutta da dimostrare in quanto a potenziale virulenza, origine e diffusione, poiché l’inquinamento che entra nel respiro fa tante più vittime ogni giorno, ma il governo tricolore non provvede mai a salvaguardare la salute pubblica, in Italia le libertà costituzionali sono state sospese, mentre gli italiani sono stati confinati nelle loro case, pena la prigione. Neanche la dittatura fascista si era spinta a tanto quando imperversavano al contempo la malaria e la tubercolosi.

La chiusura delle scuole è stata decisa dal governo Conte bis a partire parzialmente dal 24 febbraio nonostante l’ECDC, il Consiglio europeo per la prevenzione delle malattie, abbia messo per iscritto il 10 febbraio che «non ci sono dati che possano in qualche modo suggerire che la chiusura proattiva delle scuole possa risultare di qualche efficacia nell’attenuazione dell’epidemia di 2019- nCov».

Non vivremo mai in un eden asettico, ma possiamo sconfiggere il loro migliore alleato, vale a dire il panico alimentato dall’ignoranza generale.

Tutti i riferimenti li trovi qui
Fonte: https://sulatestagiannilannes.blogspot.com


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