Forse è arrivato il momento di guardare un pò di storia

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Penso che forse ci siamo dimenticati cosa vuol dire DITTATURA, e se Adolf Hitler avesse avuto i mezzi di comunicazione che ci sono oggi, la sua ascesa sarebbe avvenuta in pochi mesi (ogni riferimento è puramente casuale)

ASCESA AL POTERE DI HITLER (PICCOLO RIASSUNTO)

1932 – La situazione era ingovernabile e non si riusciva a formare una maggioranza stabile.
Alle elezioni il partito nazionalsocialista risulta il primo partito. Hitler sale al potere a capo di un governo di coalizione conservatore e in poco tempo distrusse la democrazia e creò uno stato totalitario. Questo spostamento verso destra è dovuto anche al cosiddetto revanscismo tedesco nato sia per la bruciante sconfitta in guerra, sia per le tasse sempre più gravose che dovevano pagare alla Francia(che divenne il capro espiatorio).
1933 – Nel gennaio del 1933 Hindenburg, presidente della Repubblica, diede così l’incarico a Hitler di formare un nuovo governo. Hitler viene nominato cancelliere, assume la guida del governo e ha la maggioranza assoluta in parlamento, dal quale ottiene pieni poteri.
Mette fuori legge il partito comunista, abolisce ogni libertà e garanzia costituzionale e ogni dissenso. Chiude i giornali di opposizione e le sedi sindacali e reintroduce la pena di morte per crimini contro lo Stato. Scioglie tutti gli altri partiti tranne quello nazionalsocialista. Inoltre nel febbraio ci fu l’incendio del Reichstus, il parlamento tedesco, che fu un gesto clamoroso, ma Hitler non si scompose e diede la colpa ai comunisti, dando inizio alle persecuzioni politiche.

Mise poi sotto il suo controllo il parlamento che lo votò capo a pieni poteri. Era già iniziata la dittatura, anche se in effetti i pieni poteri erano già un clausola presente nella R. di Weimar, dove il Parlamento doveva assegnare pieni poteri al Primo Ministro pieni poteri. 
Il nazismo aveva due milizie armate a suo appoggio: la SA(le camicie brune), costituita dai movimentisti più accesi che non dipendevano dall’esercito, ma dal partito e le SS(le camicie nere) che servivano per proteggere il partito. Inoltre nacque la Gestapo, la polizia segreta di Stato. In seguito sopprime le SA, perché potevano danneggiare l’esercito. Così manda le SS a uccidere le SA, anche se erano suoi fedeli alleati. Questo succede nella notte di coltelli (30 giugno 1934).
Così si procurò anche l’appoggio della Krupp, l’alta borghesia che volva l’ordine. Inoltre ottenne anche l’appoggio di gran parte della gerarchi luterana.
Intanto c’è una massiccia emigrazione all’estero degli intellettuali e di coloro che non volevano subire altre violenze(come Einstein, Mann, Brecht) e le loro opere vengono bruciate o bandite(->ritorno al Medioevo).

Comincia la persecuzione anti-ebraica.
1935: leggi di Norimberga: leggi raziali che dicono che:

  • C’è una sola razza pura, quella ariana; gli altra(ebrei) sono solo infiltrati nella società.
  • Gli ebrei vennero espulsi dagli impieghi statali e da gran parte delle attività economiche.
  • Gli ebrei vengono esclusi dal diritto al voto e dall’editoria.
  • Vengono proibiti i matrimoni tra ebrei e tedeschi e annullati quelli già presenti.
  • La cosa più grave è che il razzismo voleva essere un qualcosa di scientifico, cioè si voleva giustificare cose assurde con metodi e studi biologici.

I bambini della scuola di Bullenhuser Damm

Esistono argomenti che attraggono e respingono contemporaneamente. Episodi storici che non si vorrebbe forse nemmeno conoscere o studiare, ma che contemporaneamente pongono domande così impegnative e coinvolgenti da non potersene astenere senza avvertire la sensazione di barare alle regole del gioco.
Se desideriamo raccontare l’evolversi e il differenziarsi del pensiero medico, non possiamo tacere su di un lato oscuro di questo. Forse il più tenebroso e impresentabile, ma che è esistito e di cui abbiamo prove certe e inoppugnabili. Un territorio poco esplorato, perché chiunque vi si inoltri ha sentore, prima ancora di intraprendere il proprio viaggio di conoscenza, che si tratterà di una ricerca culturale e umana che non rimarrà senza conseguenze e che, prima di ogni altra considerazione, a recarne segni indelebili sarà la sensibilità e la consapevolezza critica dello stesso viaggiatore. (2, 3)

Nella notte tra il 20 ed il 21 aprile del 1945, nei sotterranei della scuola di Bullenhuser Damm, alla periferia di Amburgo, in una città spettrale e devastata dai bombardamenti degli Alleati, venti bambini ebrei, dieci femmine e dieci maschi, vennero uccisi mediante impiccagione. Erano stati sottoposti per alcuni mesi a una delirante sperimentazione medica su di un possibile vaccino per la tubercolosi da parte di un gruppo di aguzzini coordinato da un medico appartenente al corpo delle SS, di nome Kurt Heissmeyer (1905-1967). I bambini erano arrivati in quella scuola dal campo di concentramento di Neuengamme, a circa trenta chilometri da Amburgo, un lager in cui erano stati trasferiti apposta per essere sottoposti all’inutile e crudele sperimentazione alla fine del mese di novembre del 1944.

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Erano di varia nazionalità e tra loro c’era anche un piccolo cittadino italiano, la cui madre aveva avuto la sorte di essere ebrea. (4)
​Questi fanciulli avevano un’età compresa tra gli otto e i tredici anni e provenivano dal campo di sterminio tristemente noto con il nome di Auschwitz-Birkenau, una sperduta località del Sud dell’odierna Polonia, dove tra il 1942 e il 1945 persero la vita oltre un milione di persone. Erano stati scelti per quell’esperimentoda un altro medico nazista, il tristemente famoso Joseph Mengele (1911-1979), che aveva effettuato personalmente la selezione dei fanciulli facendo loro credere, con una crudeltà priva di ogni aggettivo, che essere stati scelti avrebbe anticipato il momento destinato a rivedere le loro mamme. (4)

A partire dal gennaio del 1945, nel campo di concentramento di Neuengamme, il dottor Heissmeyer iniettò il bacillo della tubercolosi nei corpi di quelle povere vittime con il pretesto di studiare un possibile vaccino antitubercolare. Gli esperimenti criminali si protrassero per oltre tre mesi, riuscendo solo a debilitare ulteriormente i bambini. Heissmeyer utilizzò delle iniezioni a dosi crescenti di tubercolina, successiva all’inoculazione del bacillo di Koch, per stimolare una presunta formazione di anticorpi specifici antitubercolari. Naturalmente non vi fu nessun effetto favorevole, come era da prevedersi in base ai lavori sperimentali sui modelli animali già effettuati negli anni Trenta del XX secolo e come confermato del resto e inutilmente dall’asportazione cruenta e ingiustificata delle linfoghiandole ascellari dei poveri bambini nel marzo del 1945.

​Quelle linfoghiandole furono sottoposte ad un esame istologico da parte del patologo Hans Klein, che sarebbe diventato impunemente dopo la guerra docente di medicina legale presso l’Università di Heidelberg. Intanto la Seconda Guerra Mondiale stava volgendo al termine. L’Armata Rossa del maresciallo Zukov aveva stretto Berlino in una morsa senza scampo e le truppe degli Alleati si stavano avvicinando sempre di più da Occidente. Il 20 aprile del 1945 Adolf Hitler compì 56 anni. Nel bunker della Cancelleria, con il rombo dei cannoni sovietici che annunciavano una fine sempre più prossima, fu festeggiato il genetliaco del Führer. Nessuna festa allietò invece la baracca n. 4a del campo di Neuengamme quella notte. Con le truppe Alleate che potevano arrivare ai cancelli del lager da un momento all’altro era troppo pericoloso continuare a tenere prigionieri quei bambini, la cui presenza appariva ingiustificabile in un campo di prigionia e di lavori forzati. Il comandante del campo, Max Pauly, aveva chiesto al Comando Generale dei Campi di Sterminio di Berlino che cosa fare già il 7 di aprile. L’ordine arrivò il 20 dello stesso mese: i bambini andavano eliminati. 

Pauly incaricò dell’esecuzione il medico SS del lager, il dottor Alfred Trzebinski (1902-1946). Fu approntato un autocarro su cui nella notte tra il 20 ed il 21 aprile presero posto i dieci bambini. Erano con loro due medici francesi prigionieri di guerra René Quenouille e Gabriel Florence, due infermieri olandesi Anton Holzel e Dirk Deutekom e sei prigionieri russi di cui ci è ignoto anche il nome. L’automezzo si diresse con una breve corsa alla periferia di Amburgo, dove sorgeva la scuola di Bullenhuser Damm, un edificio di mattoni rossi rimasto miracolosamente in piedi durante i bombardamenti e utilizzato come sede distaccata del lager di Neuengamme. L’esecuzione non poteva avvenire direttamente nel campo principale perché ci sarebbero stati troppi testimoni. Dei mezzi della Croce Rossa Svedese erano infatti già presenti sul posto per sorvegliare il rimpatrio di alcuni prigionieri da estradare in Danimarca.

All’arrivo alla scuola Trzebinski si confrontò con il comandante del piccolo campo di concentramento, l’Obersturmführer delle SS, un grado che corrispondeva più o meno a quello di tenente, Arnold Strippel (1911-1994). Strippel era un nazista fanatico, cui non importava alcunché nemmeno che la guerra fosse prossima alla fine e che tra i prigionieri da eliminare vi fossero bambini innocenti. Il gruppo dei reclusi venne condotto nei sotterranei e i medici francesi, gli infermieri olandesi e i sei prigionieri russi vennero impiccati in uno degli stanzoni, mentre i bambini sonnolenti e infreddoliti attendevano ignari in un altro locale, con le loro povere cose che avevano preso come bagaglio. Poi Strippel vinse le resistenze del medico Trzebinski, ricordandogli che dovevano obbedire a quell’ordine aberrante giunto da Berlino e che un membro delle SS, quale egli era, doveva seguire le direttive che gli venivano impartite per il bene dello stato e la sua assoluta fedeltà al Führer.

Al processo che dovette sostenere alla fine della guerra, prima di essere giustiziato, Trzebinski dichiarò di non aver portato con sé alcun veleno quella notte, in quanto aveva avuto qualche scrupolo a uccidere dei bambini. Nei campi di concentramento nazisti i prigionieri non avviati direttamente alle camere a gas venivano di solito eliminati con iniezioni di fenolo in vena o direttamente nel miocardio, attraverso un’iniezione intercostale. Il medico praticò invece ai bambini delle iniezioni intramuscolari di morfina che ne attutirono la sensibilità, forse ne uccisero subito i più debilitati per depressione respiratoria e li fecero comunque cadere in un torpore o in un sonno farmacologico. Poi, a uno a uno, i fanciulli vennero portati in uno scantinato e appesi a dei ganci di metallo che pendevano dai tubi dell’acqua che correvano lungo il soffitto. In questo modo furono strangolati e uccisi. Infine fu la volta di ulteriori diciotto prigionieri russi, arrivati successivamente con un altro automezzo e giustiziati anch’essi senza alcuna pietà. Dopo l’eccidio i corpi furono caricati di nuovo sui camion, riportati a Neuengamme e lì cremati per far perdere ogni traccia di quell’infamia.
​Le loro ceneri vennero disperse nei campi circostanti. 

Kurt Heissmeyer, il medico che aveva condotto la sperimentazione sulla Tubercolosi, non era più presente nel lager al momento dell’eccidio. Dopo la fine della guerra trascorse molti anni della sua vita in totale tranquillità. Esercitò a lungo e con successo la professione a Magdeburgo, nella Repubblica Democratica Tedesca, la Deutsche Demokratische Republik, dal nome abbreviato in DDR e nota come Germania dell’Est. Si trattava della parte della Germania soggetta al regime comunista filo sovietico istituito dopo la guerra e che avrebbe avuto termine solo con la riunificazione delle Due Germanie e la caduta del Muro di Berlino nel 1989, l’evento che rappresentò la fine del sistema di potere dell’U.R.S.S.

Heissmeyer venne arrestato nel 1963 e condannato all’ergastolo nel 1966 perché non si riuscì a provare il suo coinvolgimento diretto nell’omicidio dei piccoli. Morì di cardiopatia ischemica nell’estate del 1967, mentre era ancora detenuto. L’ufficiale delle SS Arnold Strippel, che aveva materialmente diretto l’eccidio, fu processato nel 1948 per la sua attività criminale in altri campi di sterminio. Gli furono inflitti ventuno ergastoli, più altri dieci anni di reclusione. I ventuno ergastoli si riferivano all’uccisione di altrettanti deportati ebrei nel campo di concentramento di Buchenwald, fatto di cui esistevano prove certe. Non venne fatta alcuna menzione alla strage di Bullenhuser Damm, anche se il suo nome come corresponsabile era emerso nel corso del processo, avvenuto nel 1946, intentato al medico  delle SS Alfred Trzebinski, che venne condannato a morte ed impiccato dagli Alleati nell’ottobre del 1946. Soltanto nel 1965, in seguito al processo che vide Heissmeyer come indagato, le indagini su Strippel furono riaperte e furono incredibilmente richiuse nel 1967 per insufficienza di prove!
Il 21 aprile del 1969, praticamente nell’anniversario dell’eccidio, venne liberato dal carcere e nel 1970 Strippel chiese ed ottenne la revisione della condanna del 1948, la quale fu trasformata da ventuno ergastoli a sei anni di carcere, del resto già scontati!
​A causa di questa sentenza gli venne riconosciuto un risarcimento di oltre 120.000 marchi dell’epoca. Strippel visse tranquillo e in libertà fino al 1979 quando, grazie alle inchieste del giornalista tedesco Gunther Schwarberg, il caso venne riaperto e numerosi testimoni e parenti delle vittime vennero sentiti in tribunale. Nel 1987 tuttavia il tribunale di Amburgo impose la cessazione del processo per l’impossibilità di Strippel a sostenere il dibattimento in quanto gravemente ammalato. L’assassino morì nel 1994 di morte naturale. (4)

Ho preferito iniziare la trattazione del terribile argomento costituito dalla medicina e dai suoi rapporti con il Nazismo da un caso significativo e ancora oggi non ben conosciuto nelle sue caratteristiche di inaudita crudeltà. Sono stato ad Amburgo e la scuola di Bullenhuser Damm è ancora li, perfettamente conservata, con un piccolo museo che ricorda quei crimini orrendi visitabile per poche ore la settimana.
Quando si parla dell’Olocausto e della Shoah si perdono spesso le coordinate razionali del pensiero, che rimane ferito nella propria sensibilità e umanità dalla malvagità di cui viene a conoscenza. Lo studioso deve invece cercare di comprendere il più possibile da un punto di vista storico e scientifico le cause e i moventi di un simile orrore, sforzandosi di non subire unicamente il coinvolgimento emotivo e lo sdegno per le azioni terribili di cui viene a conoscenza e conseguentemente perdere la propria lucidità di giudizio. Cercherò pertanto di aiutare il lettore a rendersi conto di come si sia potuto arrivare da parte di molti medici a commettere tali infamie e soprattutto come si sia storicamente e ideologicamente formato un ambiente sociale e politico che abbia permesso e favorito questi crimini. E’ un mio dovere di storico, di medico e un modesto omaggio alla memoria di tante vittime innocenti e di quei poveri venti bambini in particolare.

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